L’inganno delle commissioni 

la commissione di massimo scoperto illegittima e vessatoria

C’era una volta la “ commissione di massimo scoperto”, ritenuta (giustamente) illegittima e vessatoria nei confronti del correntista. Quando finalmente arriva la legge per mettere freno all’odioso balzello ecco, come per magia, che le commissioni da una diventano due: la Civ ( commissione di istruttoria veloce ) e la Dif ( commissione disposizione fondi o Disponibilità immediata fondi). Il risultato è un passo avanti e due indietro. La regola è sempre la stessa: continuare a favorire il sistema creditizio italiano a discapito dei risparmiatori. La moltiplicazione delle commissioni è la conferma di quanto nel nostro paese sia difficile ridurre lo strapotere delle banche.

Tutto comincia dunque con la Commissione di massimo scoperto (Cms), un onere ingiustificato che i correntisti hanno visto addebitarsi per molti anni nei contratti di conto corrente. Un corrispettivo da versare alla banca sulla cosiddetta “scopertura massima” (cioè la somma più alta usata da un correntista oltre le proprie reali disponibilità e nell’arco di un trimestre). Ipotizziamo un correntista con un fido di 100.000 euro. È un piccolo imprenditore che, per effetto della dinamica versamenti-prelevamenti legati alla gestione ordinaria della sua attività, si ritrova sul suo conto questa situazione: il 20 Gennaio un saldo negativo di 22.000 euro (ha cioè utilizzato 22.000 euro dei 100.000 messigli a disposizione della banca); il 18 Febbraio il saldo è ancora negativo ma per la somma di 18.000 euro; la posizione al 27 Marzo invece risulta pari a -20.000. La commissione di massimo scoperto era calcolata dall’istituto sulla punta più alta di scoperto che il cliente aveva registrato. Nel nostro esempio, con un’aliquota della Cms dello 0,5 per cento, il correntista pagava 110 euro (lo 0,5 per cento di 22.000). Se non aveva scoperti, naturalmente non pagava nulla.

Negli anni tra il 2006 e il 2011 si è assistito a un vero e proprio braccio di ferro tra banche e consumatori sul tema della Commissione di massimo scoperto. Il “sistema” voleva a tutti i costi difenderla. Ricordo benissimo le pressioni che i grandi capi degli istituti facevano sui rappresentanti del governo affinché non cedessero alle rimostranze delle associazioni dei consumatori….

… I giudici, fino al 2009, hanno ritenuto illegittime le clausole che prevedevano la commissione, perché questo andava ad aggiungersi in maniera subdola e illecita agli interessi passivi che il cliente pagava già sulle somme usate al di fuori delle sue reali disponibilità e perché l’importo da pagare a titolo di commissione era calcolato un periodo, il trimestre, stabilito dagli stessi istituti in maniera del tutto arbitraria.

“Mancanza di causa” e “indeterminatezza” sono i due termini tecnici che hanno contribuito a definire illegittima la commissione. La Cms andava abolita. Il provvedimento risale all’inizio del 2009.

Fin qui tutto bene. Ma le banche non sono rimaste certo a guardare e in breve tempo i costi a carico del correntista si sono addirittura moltiplicati. Il lavoro di lobbying sul parlamento ha portato a un “ritocco” della legislazione sulle commissioni bancarie. La legge numero 214 del 22 dicembre 2011, voluta dall’ex presidente del Consiglio Mario Monti, ha inserito nel Testo unico bancario l’articolo 117 bis, che introduce due nuove ed esclusive commissioni: una sulle linee di credito accordate e una sulle procedure di istruttoria degli affidamenti. Nel secondo caso, in particolare, la Commissione di istruttoria veloce, la Civ, viene giustificata dal fatto che la banca, per “permettere” al correntista di sconfinare, svolge una serie di attività interne, dette “di istruttoria” (accesso alle banche dati, ricerche sul cliente eccetera). Queste procedure hanno un costo e il costo è naturalmente a carico del correntista. E si ricomincia da capo.

La Civ viene applicata a tutti i conti correnti che al termine del trimestre presentano uno sconfinamento (rispetto al fido concesso, in caso di cliente affidato, o alla disponibilità di conto, per i clienti non affidati) superiore ai 500 euro e/o per una durata maggiore di sette giorni. Questo almeno in linea di principio.

Lucia, una piccola imprenditrice romana, ha raccontato a “il Fatto Quotidiano”, come stanno davvero le cose: ricevo addebiti a raffica e senza che la banca mi comunichi per quanti giorni ho sforato. Dicono solo che devo pagare pur sapendo benissimo che in moltissimi casi lo sforamento è colpa dell’istituto. Quando incasso un assegno, ad esempio, i soldi ci sono, solo che la banca ci mette sempre diversi giorni per accreditarmeli, e così vado in roso e pago fior d’interessi e commissioni. Lo stesso discorso vale quando incasso i pagamenti con le carte di credito e bancomat.” Ci vorrebbe un consulente espero che segua passo passo tutti i rapporti che ogni correntista ha con la propria banca.

La nuova legge stabilisce che l’ammontare della commissione non può essere superiore allo 0.5 per cento a trimestre, calcolato sulla scopertura più alta realizzata nel trimestre stesso. Anche in questo caso, come succedeva con la Cms, se un’azienda non utilizza il fido nel trimestre, cioè non rimane mai “scoperta”, non deve pagare nulla. O meglio, non dovrebbe. Qui, infatti, arriva l’ennesima “fregatura”. Con l’introduzione della “Disponibilità immediata fondi” (Dif), quest’ultima opportunità scompare. Se la stessa azienda utilizza o non utilizza il fido, deve comunque pagare una “provvigione di conto” dovuta alla disponibilità delle somme, anche se non utilizzate.

La provvigione di conto remunera la banca per il semplice fatto che questa tiene impegnata e a disposizione una certa quantità di denaro anche se non prelevata dal cliente.

La provvigione può essere applicata nella misura massima dello 0,5 per cento trimestrale (2 per cento annuo) calcolato sull’importo del fido concesso, a prescindere, appunto, dall’utilizzo dello stesso. Cioè l’azienda con affidamento di 100.000 euro per “scoperto di conto corrente” che abbiamo preso in considerazione prima come esempio, oggi paga una commissione di 550 euro a trimestre per il solo fatto che la banca ha messo a sua disposizione del denaro. Se poi va scoperta per soli otto giorni di appena un euro oltre i 500 concessi, paga, oltre alla Dif, anche la CIv, che per legge non può essere superiore allo 0,5 per cento a trimestre ma che in sostanza equivale a ulteriori 500 euro: 1050 euro totali a trimestre rispetto ai 110 dei tempi della Cms. Una truffa in piena regola.

Ma cosa deve fare il correntista?

 Anzitutto, nel caso di contratto antecedenti alla data in cui è stata eliminata la Commissione di massimo scoperto, deve verificare che siano state adeguate le clausole che regolavano quest’ultima. Deve esserci ogni riferimento a Dif e Civ. E’ importante controllare le comunicazioni inviate periodicamente dalla banca con cui la stessa deve aver informato il correntista di tale modifica contrattuale. Dopodichè, per quanto riguarda questi due nuovi balzelli, sarebbe opportuno per il cliente, oltre a negoziarne la misura (le banche applicano di default lo 0,5 per cento, ma sappiate che trattando si può scendere fino allo 0,2 per cento), chiedere alla banca un fido coerente con le proprie esigenze, e non maggiore di quello che si prevede si possa utilizzare. Altrimenti pagherà una Dif alta, senza che ci sia l’effettivo bisogno di quell’importo di affidamento. Non solo. Se il correntista accertasse l’applicazione di un bundling di commissioni ( cioè di un “pacchetto”), potrebbe fare causa alla banca, così da ottenere la nullità della clausola contrattuale e la restituzione delle somme ingiustamente pagate (non tutte le banche applicano la Civ, proprio perché, se accorpata con la Dif, con gli interessi e con altre spese, si sforerebbe la soglia del tasso di usura).

L’importante è che il correntista sia in possesso di tutta la documentazione necessaria per portare eventualmente la banca in tribunale. La documentazione è indispensabile per richiedere una consulenza tecnica preventiva a quella obbligatoria stabilita dal giudice. Procuratevi pertanto (copia o originale) dei seguenti documenti: contratto di conto corrente e apertura di credito; documento di sintesi allegato ai contatti che contiene le condizioni economiche relative all’operazione bancaria; tutti gli estratti di conto corrente (soprattutto gli scalari); ogni comunicazione periodica inviata dalla banca con le eventuali modifiche unilaterali del contratto. Quando avete tutto, dovete solo stare tranquilli perché la legge è dalla vostra parte.

(il presente brano è tratto da “Io so e ho le prove” di Vincenzo Imperatore)

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