Le banche e il loro ricatto psicologico

come comportarsi?

Le banche sanno bene come fare il loro lavoro tanto è vero che la paura più diffusa di ogni correntista è il ricatto psicologico che subiscono.

A molti è capitato di non aver saldato i debiti con la banca puntualmente o di avere un ritardo di pagamento e di essere convocati in banca. E in quel momento ci troviamo di fronte il funzionario arrabbiato che ci minaccia di passare la nostra pratica all’ufficio contenziosi.

Si è sempre pensato che i bancari siano degli ottimi giocatori di poker. Rischiare di perdere la loro pratica vuol dire incamerare una perdita immediata dell’intero importo prestato o perlomeno, una parte non inferiore al 70-80 per cento dell’esposizione. E secondo voi, le banche non vogliono invece provare a recuperare quanto più possibile per rafforzare la loro posizione ?

Quando fanno delle minacce al correntista giocano una mossa azzardata che io chiamerei “bluff”. Ma quanti correntisti sono pronti ad andare a vedere il bluff della banca? Molti pensano: “se agisco contro di loro, mi revocano il fido e non posso più lavorare”. E sono quelle persone che più passano gli anni più fanno delle rinunce più la banca li lascia con l’acqua alla gola. La verità è che i manager bancari sono furbi e non si aspettano di trovare di fronte a loro gente preparata su questi argomenti, sanno che hanno il coltello dalla parte del manico, perché oggigiorno per lavorare le aziende hanno bisogno di chiedere sostegno alla loro banca di fiducia. Perché dai diciamoci la verità: è questo quello che fa la banca. Offre vantaggi a chi non ne ha bisogno e gira lo sguardo altrove quando un correntista chiede il suo supporto.

Quando la situazione con un cliente è irrimediabile a tal punto da spingere la banca a interrompere il rapporto, e girarlo quindi a contenzioso, essa cerca sempre di regolarizzare formalmente dalle eventuali anomalie presenti nella contrattualistica prima di attivare le garanzie e cioè richiedere i soldi ai garanti del cliente oppure agire sui beni immobili degli stessi. Soprattutto la regolarizzazione formale è svolta in maniera scorretta e serve a mettere una toppa sui contratti irregolari stipulati in precedenza con lo stesso cliente.  Infatti questa regolarizzazione viene camuffata in due modi: o con la concessione di un finanziamento da tre a cinque anni ma che serve a eliminare la pregressa esposizione di conto corrente ma altro non è che un piano di rientro travestito da finanziamento.

Ma la cosa più subdola è inserire nelle pratica di finanziamento una clausola che libera la banca da ogni responsabilità riguardo le irregolarità contenute nel contratto e di cui, naturalmente il correntista non sa nulla. Ingenuamente il correntista crede che la banca stia cercando di andargli incontro, ma non sa che ha appena firmato la sua condanna per la seconda volta.

La dicitura è su quasi tutti i contratti e spesso e volentieri è in cima alle clausole. “La parte mutuaria dichiara, sotto la propria esclusiva responsabilità, che il presente mutuo, come dalla stessa richiesto, è destinato esclusivamente alla estinzione delle seguenti esposizioni nei confronti della banca medesima, da intendersi certe, liquide ed esigibili, e/o altri istituti finanziari.” Segue l’esposizione debitoria e poi ricomincia:” pertanto autorizza la banca, esonerandola da ogni responsabilità al riguardo, a utilizzare la somma erogata, e con valuta stipula atto, alla estinzione delle descritte debitorie, con esclusione di ogni effetto novativo per le esposizioni nei confronti della banca medesima.” Dietro il linguaggio della banca che non è facile comprendere, si cela l’inghippo. Il segreto è proprio nel passaggio “estinzione delle descritte debitorie.” Insomma, con una semplice firmetta dimentichiamo il resto.

Queste operazioni servono a “sistemare” vecchie irregolarità formali che, in fase di giudizio, potrebbero rivelarsi degli ottimi strumenti che il correntista può usare in suo favore.

Fai controllare subito le tue posizioni bancarie approfitta della CONSULENZA GRATUITA di PUNTOdACCORDO.