Contratto di conto corrente bancario: legittimo il tasso debitorio al 17%, ma non le variazioni unilaterali

Corte di cassazione, Sezione I civile, Sentenza 23 Febbraio 2016, n. 3480.

Deve ritenersi legittima l’applicazione di interessi extra legali, nella specie un tasso debitorio pari al 17%, al rapporto di conto corrente bancario: ai sensi dell’articolo 1284, III comma, c.c., è sufficiente che interessi superiori alla misura legale siano determinati per iscritto. Al contempo è illegittima ogni variazione unilaterale, collegata agli usi di piazza, invece che a criteri prestabiliti, superiore al tasso predeterminato, che va quindi riportata al 17%. Questo il dictum della I Sezione civile della Corte di Cassazione, che nella Sentenza n. 3480, depositata il 23 febbraio scorso, ha ribaltato la pronuncia del giudice territoriale, il quale aveva confermato la nullità delle clausole contrattuali determinanti il tasso di interesse e la capitalizzazione trimestrale, già dichiarata dal giudice di prime cure, con conseguente condanna della banca alla restituzione delle corrispondenti somme al correntista.

“Gli interessi superiori alla misura legale devono essere determinati per iscritto, altrimenti sono dovuti nella misura legale”.

Questo il tenore normativo del III comma dell’articolo 1284 c.c., in tema di saggio di interessi, che la I Sezione civile della Corte di cassazione, nella Sentenza n. 3480 depositata il 23 febbraio scorso, ha posto quale parametro giustificativo del proprio pronunciamento.

La vicenda prende origine dalla domanda, formulata da un uomo, nei confronti di un istituto di credito, finalizzata a vedersi riconosciuta, una somma che si avvicinava a 70 mila euro. Sosteneva, infatti, la nullità delle clausole di conto corrente bancario, le quali prevedevano la corresponsione di un tasso extra legale, nonché la capitalizzazione degli interessi trimestrali.

Il giudice di prime cure condivideva le doglianze dell’attore, condannando, quindi, l’istituto di credito alla restituzione della somme indebitamente percepite, ammontanti a quasi 70 mila euro, in virtù delle clausole dichiarate nulle.

La Corte territoriale confermava la tesi, mentre il giudice di legittimità ha ribaltato il pronunciamento. Nel dettaglio, la Cassazione concorda sul primo motivo di ricorso formulato dalla banca: il giudice di merito avrebbe affermato che il riferimento alla clausola del contratto di conto corrente, determinante il tasso di interesse al 17% era inammissibile, riconoscendola quale domanda nuova, quindi non ammissibile in appello.

La Corte, richiamando il proprio orientamento in tema di eccezioni in senso stretto ed in senso lato, rispettivamente non rilevabili ovvero rilevabili d’ufficio, ha riconosciuto valida l’affermazione formulata dalla banca ricorrente, secondo la quale, in sede procedurale, la clausola contrattuale determinante il tasso di interessi ultralegale, applicato al correntista, non rappresenta un’eccezione in senso stretto, e potendo, pertanto, essere esaminata dalla corte territoriale. Lo stesso giudice avrebbe errato nel ritenere illegittima l’applicazione del tasso extra legale quando, in virtù del disposto di cui al comma III dell’art. 1284 c.c., è sufficiente che gli interessi superiori alla misura legale siano determinati per iscritto, come nella fattispecie de quo.

Di conseguenza il tasso, determinato al 17%, doveva considerarsi legittimo. La Corte ritiene, invece, illegittima, la prassi relativa alla variazione unilaterale del tasso, prevista da un’altra clausola del contratto a favore della banca, che invece doveva essere ancorata a criteri prestabiliti, mentre nella fattispecie le variazioni erano genericamente collegate agli usi di piazza.

La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza impugnata con rinvio alla Corte territoriale in diversa composizione, assegnando alla stessa il compito di rideterminare la somma spettante al correntista, cioè la somma corrispondente alla differenza tra il saggio superiore al 17% e quello considerato legittimo del 17%. Mentre l’uomo non avrà diritto ad alcuna restituzione degli esborsi già effettuati, calcolati sul tasso debitorio pari al 17%, in quanto, per le considerazioni sopra riportate, risultano “legittimi” per la Suprema Corte.

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